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Il mostro a tre teste: ecomafie, agromafie e ciclo

Grande successo per il 2° Corso di Formazione a Mondragone nell’ambito del Progetto F.A.C.I.Le.

È stata una giornata all’insegna della legalità e della crescita, quella di giovedì 13 dicembre per Mondragone e la provincia di Caserta.

Nella sede del Centro di Educazione Ambientale, nato presso il bene confiscato Villa Bencivenga-Biondani, si è svolto il Corso di Formazione dal titolo “Il mostro a tre teste: ecomafie, agromafie e ciclo illegale del cemento. Le norme, le criticità, le risposte”, organizzato dalla Fondazione Santa Chiara per lo Studio del Diritto e dell’Economia dell’Ambiente, da Libera - Associazione Nomi e Numeri contro le mafie e dal Comitato “Don Peppe Diana”, in collaborazione con il Consorzio PolieCo.

L’evento, che ha visto la presenza di importanti personalità della magistratura, dell’associazionismo e degli organi di controllo, rientra fra le attività del Progetto F.A.C.I.Le (Formazione Ambientale per la Crescita, l’Impresa nella Legalità), il progetto di educazione ambientale cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che ha nel Comune di Mondragone partner attivo.

L’appuntamento è stato aperto con entusiasmo dal saluto del Sindaco di Mondragone, Giovanni Schiappa.

“Grazie ad eventi come questi riusciamo a riempire di contenuti questo bene confiscato alla camorra, contribuendo in maniera concreta al processo di radicamento della cultura della legalità e della responsabilità civile - ha affermato il Sindaco Schiappa - Alle Associazioni e a tutti coloro che lavorano quotidianamente per affermare una nuova prospettiva, va non solo la completa vicinanza, ma anche il pieno sostegno dell’Amministrazione comunale, così come già annunciato nel corso dell’inaugurazione del CEA questa estate”.

 

Introdotta dal moderatore Alberto Piastrellini, Giornalista di Regioni&Ambiente, Alessandra Tommasino, del Comitato Don Peppe Diana, ha spiegato il senso di questa giornata di formazione.

“Dai giornali apprendiamo che la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli ha eseguito un provvedimento di custodia in carcere nei confronti del boss della camorra, Francesco Bidognetti, accusato di disastro ambientale per aver contaminato le falde acquifere per conto del clan dei Casalesi. Tutto ciò conferma quello che che da anni avviene sul nostro territorio con gravi ripercussioni per l’agricoltura e quindi per la salute umana.

È necessario dare segnali forti di discontinuità, come la giornata formativa di oggi, che si sta svolgendo all’interno di un immobile confiscato alla camorra, che per troppo tempo ha inquinato, non solo il territorio, ma anche le coscienze dei cittadini. Cerchiamo ogni giorno di dare messaggi nuovi fondati sulla consapevolezza e sulla cultura ambientale per una nuova prospettiva di vita”.

 

Quindi la parola è passata al Prefetto Michele Capomacchia, Commissario straordinario a Boscoreale, che ha espresso soddisfazione per la nuova immagine del Comune di Mondragone e per le sue attività di lotta alla camorra.

 

Dalla dimensione locale si è passati, quindi a una dimensione regionale, grazie all’intervento del Direttore Generale ARPAC, Antonio Episcopo.

“Non occorre essere un tecnico per capire la drammatica situazione ambientale campana, e casertana in particolare: basta dare un’occhiata ai quotidiani di ogni giorno, con i dovuti filtri, e constatare la consueta rassegna di scempi, conflitti ambientali e notizie di inchieste della magistratura che ci mostrano le emergenze del territorio. I metodi degli eco-criminali - ha sottolineato Episcopo - si sono affinati ed è quindi fondamentale la cooperazione di tutte le istituzioni e i soggetti che lavorano per la legalità. Scuola, Enti locali e tecnici, Associazioni, Magistratura e Organi di controllo devono intervenire ed impegnarsi con senso di responsabilità per contrastare e distruggere questo mostro a tre teste che minaccia tutti”.

 

Anche Corrado Lembo, Procuratore Capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra soggetti, in particolare ricordando l’efficacia del Protocollo per la salvaguardia ambientale della Provincia di Caserta, siglato nel 2011, che ha messo a punto strategie vincenti e promosso delle attività per il concreto contrasto ai reati ambientali.

“Per la tutela delle acque e dell’aria abbiamo elaborato nuove tecniche di investigazione perché nel sistema dell’illegalità - ha osservato il Procuratore Lembo - si muovono teste pensanti capaci di sfruttare le falle del sistema legale. Ecco perché gli inquirenti hanno bisogno di strumenti diversi rispetto a quelli convenzionali. Con questi ultimi, infatti, la criminalità organizzata ormai ha dimestichezza”.

Quindi il Procuratore ha passato la parola al suo collaboratore, l’Ing. Massimiliano Lega, Ricercatore dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, che ha presentato alcuni dettagli tecnologici delle più recenti inchieste in materia di gestione illegale dei rifiuti e scarichi abusivi di acque reflue.

“Gli scenari sono ampi. - ha spiegato l’Ing. Lega con l’aiuto di supporti audiovisivi - 47 km del Litorale Domitizio, nei quali sfociano fiumi contaminati, sono vessati da un grande tasso di inquinamento. Tra gli strumenti a disposizione degli inquirenti, ci sono aerei con sensori termici, elicotteri, sistemi satellitari e persino droni comandati a distanza”.

Il drone Stillfly, un prototipo unico al mondo realizzato dal team dell’Ing. Lega, diversamente da elicotteri o aerei, grazie alla sua maneggevolezza, può volare a una quota molto bassa e quindi raccogliere dati estremamente dettagliati sul suolo e sulle acque. Con Stillfly è possibile rilevare presenza e tipologia di rifiuti, geo-referenziare il territorio e monitorare in 3D le matrici di aria, acqua e suolo.

“Grazie a questo strumento abbiamo colto in flagrante diversi reati ambientali risalendo all’origine di tanto inquinamento” ha concluso l’Ing. Lega.

 

È stata poi la volta del Magistrato Roberto Rossi, Consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura, convinto che anche di fronte al terribile “mostro a tre teste” i cittadini e le istituzioni devono avere la capacità di dare risposte efficaci.

“I crimini ambientali sono elementi centrali nell’investigazione, in quanto la tutela fondamentale del diritto del cittadino passa attraverso il diritto alla salute, che, in una società tecnologica come la nostra, risulta ancora troppo vago.

I crimini ambientali mostrati nelle immagini dell’Ing. Lega causano gravi problemi di salute che purtroppo non sono immediatamente percepibili, poiché avranno effetti devastanti per le prossime generazioni.

Questo significa che il diritto alla salute, seppur fondamentale, è difficilmente percepibile. In questo senso è necessario capirne il valore giuridico fondamentale e soprattutto garantire una tutela che preveda la prevenzione.

Recentemente la nostra legislazione ha definito l’applicazione della responsabilità delle persone giuridiche nei crimini ambientali, al fine di perseguire, non tanto il soggetto che trasgredisce, ma la ragione per la quale avviene il reato ambientale, ossia il profitto illecito in contrasto con i diritti dei cittadini.

Alcuni tipi di sanzione, il sequestro e la confisca per equivalente, che recuperano il profitto illecito e si applicano a diversi reati ambientali, in particolare al traffico illecito di rifiuti, cercano di colpire l’attività organizzativa alla base del reato.

È necessario essere ottimisti tragici, - ha concluso il Magistrato Rossi - ossia consapevoli della gravità della situazione presente ma capaci di vedere il futuro nella possibilità di operare dei cambiamenti anche in momenti difficili come questi.”

 

Dando voce ai protagonisti della lotta al “mostro a tre teste”, la parola è passata, quindi, a Rosario Stornaiuolo, Presidente di Federconsumatori Campania, che ha ricordato quanto sia importante per i consumatori e i cittadini combattere contro la camorra e la mafia, perché “è una lotta che coinvolge tutti, per difendere il cibo che quotidianamente mangiamo e l’aria che respiriamo.”

“Le camorre riciclano 285.000 euro al minuto, in una delle teste del mostro, cioè il cemento. - ha spiegato Stornaiuolo - I Casalesi sono i maggiori esportatori, tanto che la Costa del Sol, in Spagna, sta tristemente diventando “Costa Nostra”, poiché il clan investe nel mercato immobiliare edificando alberghi, complessi turistici e discoteche. Le mafie sono le prime aziende del nostro Paese, con ricavi superiori ai fatturati di Eni o Unicredit e lo Stato deve dare la possibilità di una battaglia concreta a chi lotta contro l’illegalità.

Per quanto riguarda il problema delle discariche abusive di rifiuti tossici, è necessario un controllo maggiore e delle soluzioni efficaci in Parlamento. Dopo averci ucciso con le armi per anni, ora ci uccidono senza sparare. I tumori sono cresciuti del 47% in alcune aree campane, mentre il tasso di tumori al seno è addirittura raddoppiato. Ecco come ci uccidono le camorre!”

Il Presidente Stornaiuolo ha concluso ricordando quanto sia importante il coinvolgimento di tutti i soggetti, dalle Istituzioni alle Forze dell’ordine, dai cittadini alle scuole nel boicottaggio delle attività commerciali legate in qualche modo alla malavita organizzata.

 

La parola è passata quindi alla Dott.ssa Claudia Salvestrini, Direttore del Consorzio PolieCo, che da anni è in prima linea nella lotta all’illegalità.

“I Consorzi hanno l’obbligo istituzionale di controllare il flusso di rifiuti ognuno nella propria competenza e fattispecie, affinché non prendano la strada dell’illegalità”.

“Ciononostante, in Campania, come nel resto d’Italia, gli impianti di rigenerazione lavorano sotto-dimensionati per carenza di materiale”.

“Nelle normativa ambientale italiana si afferma che chi produce rifiuti ne è responsabile finché non viene riciclato, recuperato o smaltito. Ma le Amministrazioni Comunali, soprattutto i Comuni Ricicloni che riescono a riciclare fino all’80/90% dei RSU, si chiedono dove vanno a finire i loro rifiuti e se vengono trattati in modo corretto secondo la normativa comunitaria?”

La Dott.ssa Salvestrini ha mostrato alcuni video girati recentemente in Cina, dove si vedono rifiuti in polietilene, di provenienza europea e italiana, stoccati e trattati in maniera del tutto approssimativa. In uno di questi impianti cinesi, dei quali la Dott.ssa Salvestrini ha registrato l’attività con una telecamera nascosta, si vedono i rifiuti in polietilene macinati in grossi vasconi e poi mescolati con semplici forconi. Durante il trattamento non viene utilizzato nessun detergente o disinfettante, ma solo acqua fredda. Il materiale, quindi, rimane sporco. Con quel materiale spesso contaminato viene poi prodotta tutta la merce che arriva sul mercato europeo e statunitense, come spazzolini da denti, biberon, buste, giocattoli, bicchieri, piatti e tutto ciò che è a base di plastica.

“La camorra si combatte denunciando gli atti criminali senza paura. Di tutti i Consorzi, a parità di numero di aziende e di controlli sul territorio - ha chiarito la dott.ssa Salvesrtini - PolieCo è l’unico che denuncia. Dobbiamo abbattere questo muro di omertà, partendo dalle scuole, costruendo cultura, formazione e informazione. Le norme ci sono e solo rispettandole e facendole rispettare potremo avere un Paese migliore”.

 

L’intervento successivo è stato quello del dott. Giuseppe Vadalà, Primo Dirigente e Direttore Div. II NAL del Corpo Forestale dello Stato, che ha introdotto il tema dell’agromafia e della contraffazione.

“In Italia le risorse agroalimentari andrebbero promosse ulteriormente, perché avendo un grande valore culturale per il territorio, rappresentano un freno agli incendi boschivi e al dissesto idrogeologico. Al contrario la contraffazione di prodotti italiani all’estero, il cosiddetto Italian Sounding, ha un giro d’affari di circa 60 miliardi di euro, rubato alle imprese corrette che lavorano nella legalità.

Inoltre, la criminalità si è infiltrata anche nell’intermediazione e nel trasporto dei prodotti, non solo agroalimentari.

Illegalità e caporalato nel settore agricolo sono in continua espansione, come si evince dal Primo Rapporto su caporalato e agromafie presentato dalla Flai Cgil (il sindacato del settore agroalimentare) e curato dall’Osservatorio Placido Rizzotto, che ha fotografato una situazione drammatica fatta di lavoro indecente e gravemente sfruttato, estorsioni, usura a danno degli imprenditori, furti e sofisticazioni alimentari. Si tratta di una zona grigia, dove l’impronta del crimine di stampo mafioso si fa sempre più forte.

Infine, il furto di legname e di bestiame rappresenta un fenomeno tuttora esistente, come la questione degli incendi boschivi di origine dolosa a scopo intimidatorio.

Tutti questi fenomeni devono essere combattuti in modo sinergico e organizzato, soprattutto sul territorio collinare e montano, che per la loro natura periferica si presta più difficilmente a controlli mirati”.

 

Il tema dell’illegalità nel settore agro-alimentare è stato poi approfondito ulteriormente grazie all’intervento di Stefano Masini, Responsabile nazionale Area Ambiente e Territorio Coldiretti, che ha posto l’attenzione sulla sicurezza alimentare.

“Il Paese non cresce, si impoverisce e le imprese delocalizzano. È necessario quindi ripristinare condizioni di legalità. Dal 1948 ad oggi sono stati compiuti 4.600.000 abusi edilizi, 74.000 ogni anno, 203 ogni giorno.

La salvaguardia dei suoli agricoli è un tema tornato alla ribalta, poiché abbiamo perduto oltre 2 milioni di ettari di superficie agricola utilizzabile, creando difficoltà per gli agricoltori.

La tutela della cultura dei luoghi garantisce la qualità dei prodotti per i cittadini e i consumatori, quindi combattere significa anche avere la triste consapevolezza che in certi luoghi del nostro Paese non è più possibile fare agricoltura. L’importante è non rassegnarsi e fare fronte, creando filiere “slow food” o ottenendo incentivi per le energie rinnovabili.

Quando l’autorità perde credibilità e si appoggia solo sul formalismo giuridico senza uno sguardo sull’Uomo, - ha continuato Masini - lo Stato diventa un gigante coi piedi d’argilla. Agli Amministratori, quindi, chiediamo in primo luogo la sicurezza del territorio e la bellezza del paesaggio per produrre del cibo sano e di qualità e per recuperare fiducia e orgoglio per le generazioni future”.

 

La parola è poi passata a Enrico Fontana, Responsabile nazionale Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, anche lui convinto dell’importanza di dare continuità nel tempo alla collaborazione di diversi soggetti, come Istituzioni, Organi di controllo, Consorzi, Associazioni e cittadini.

“Bisogna uscire dall’eccezionalità di eventi come questi per passare alla quotidianità delle nostre buone pratiche. È sicuramente una strada difficile e impegnativa, ma è necessario percorrerla.

Durante un recente incontro con l’Ordine degli Ingegneri e degli Architetti della Regione Lombardia sul tema della Ecomafia abbiamo concluso che la diffusa abitudine all’illegalità e alle cattive pratiche ambientali, che esiste in Italia anche nelle regioni settentrionali, è un terreno fertile per le Mafie. Non il contrario”.

Con molta chiarezza e lucidità, infatti, i collaboratori di giustizia hanno spiegato in diverse deposizioni che la criminalità organizzata si è introdotta nei circuiti illegali, già avviati prima dell’intervento dei clan del Sud, grazie anche a professionisti e imprenditori spregiudicati del Nord che hanno spiegato loro come ottenere lauti guadagni dalla gestione illegale dei rifiuti.

“Mi ha colpito molto la storia di una giovane ingegnere di Mantova, che si è rifiutata di smaltire in modo illegale i fanghi dell’azienda petrolchimica per la quale lavora. Gli stessi fanghi che vengono sversati nei campi del casertano. Questo episodio ci insegna che la prima regola aurea è fare bene il proprio lavoro, per alzare la prima barriera contro l’illegalità.

Il PolieCo, grazie alle indagini e alle denunce del Direttore Salvestrini, è uno dei rari Consorzi che fa bene il suo lavoro.

La seconda soluzione è rappresentata dalla consapevolezza necessaria per costruire risposte positive per rispetto nei confronti degli imprenditori e dei cittadini che operano nella legalità.

Se questo Paese non mette al centro della propria riflessione e della propria azione la lotta alle mafie, difficilmente avrà un futuro positivo”.

 

Anche il Magistrato Donato Ceglie, Sostituto Procuratore Generale di Napoli, che per molti anni in forze alla Procura di Santa Maria Capua Vetere ha diretto incisive inchieste sui traffici di rifiuti, ha ricordato come siano proprio le imprese corrette ad essere maggiormente danneggiati dai comportamenti delle aziende che cercano “scorciatoie” per aggirare le regole.

“L’Italia si caratterizza per avere quote di economia fortemente inquinate e inquinanti. 250 miliardi di euro vengono maturati ogni anno dalle attività della criminalità organizzata, a danno dell’economia legale.

È fondamentale rafforzare l’alleanza con coloro che beneficeranno degli effetti della lotta alla illegalità, ossia gli imprenditori che rispettano le regole e sulle quali fondano la propria attività”.

Riprendendo i concetti espressi dal Magistrato Rossi durante il suo intervento, il Sostituto Procuratore Ceglie ha sottolineato l’importanza del D.Lgs. 231/2001, che colpisce il patrimonio dell’attività criminale, e delle demolizioni dei manufatti abusivi perché rappresentano un deterrente enorme e in questo modo si reprimono le conseguenze del reato e si sprona un approccio preventivo.

“In questo contesto un passo in avanti lo deve fare il sistema dei controlli. Dobbiamo fare un esame di coscienza su che cosa sono state e tuttora sono le Pubbliche Amministrazioni, perché purtroppo alcuni Sindaci non sono stati garanti della legalità. Al contrario, il tema delle regole in questo Paese deve essere una precondizione costituzionale intorno alla quale costruire un nuovo futuro, perché con la violazione sistemica delle norme non esiste economia, né lavoro. Troppi cervelli scappano per disperazione e mancanza di risposte e per la camorra è facile attingere dalla disperazione che vediamo nelle strade di queste terre”.

 

Finiti gli interventi in programma diversi Relatori hanno voluto approfondire alcuni aspetti del tema della giornata formativa.

Giuseppe Vadalà ha ritenuto importante ricordare il recente Protocollo d’intesa tra il Corpo Forestale dello Stato e l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata che prevede una costante collaborazione tra i due enti in materia di gestione e monitoraggio nella lotta alla illegalità, per far sì che i beni un tempo della mafia, oggi dello Stato, tornino alla loro utilità sociale nell’interesse del bene comune.

Enrico Fontana, ha voluto, invece snocciolare i numeri dell’edilizia abusiva, che in tempo di crisi flette solamente dell’1%, al contrario dell’edilizia legale crollata del 40%.

È evidente che l’offerta di immobili costruiti illegalmente, e quindi sottoprezzo, copre un pezzo di domanda legale, sottraendo fatturato a imprese corrette e minacciando la nostra economia già indebolita dalla crisi.

Stefano Masini della Coldiretti ha voluto ricordare le recenti elezioni negli Stati Uniti, che ha visto vincitore Barak Obama proprio per la sua capacità di credere in una visione diversa, fatta di speranza e di coraggio per continuare a lottare.

 

Le conclusioni sono state affidate a Giancarlo Curreli, Responsabile a Mondragone di “Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, che ha voluto riassumere gli spunti scaturiti dalla giornata di Formazione.

“Dal prof. Laga abbiamo capito che si può controllare il territorio e individuare le fonti di inquinamento; la dott. ssa Salvestrini ci ha spiegato che la raccolta differenziata non è sufficiente ed è fondamentale seguire tutta la filiera del rifiuto ed infine il Procuratore Ceglie ci ha ricordato la quotidianità dell’impegno nella lotta all’illegalità. Sono convinto - ha concluso Curreli - che il rifiuto sia una una risorsa importante e una fonte di economia per i giovani del territorio. Per questo motivo è necessario dare un segnale forte e certo”.

 

Il Progetto F.A.C.I.Le è proprio quel “segnale forte” di cui tanto si è discusso per combattere l’orribile mostro a tre teste, in quanto rappresenta non solo un momento di riflessione e di azione per ristabilire la legalità e il diritto, ma anche una speranza certa, che molto più cambiare sul versante della vivibilità con la collaborazione di istituzioni, organi di controllo, consorzi, associazioni e scuole.

È proprio in giornate di formazione come queste che il mostro a tre teste perde il suo potere e diventa sempre più vulnerabile.

Sconfiggerlo non solo è possibile, è un responsabilità improrogabile che abbiamo nei confronti del territorio e delle generazioni che lo abiteranno in futuro.